La nave barcolla

Il mondo ti cambia, ti trasforma e non sempre in meglio.

Ogni giorno combatto contro me stesso per non farmi trascinare laddove rintana la mediocrità, con forza cerco di fare qualcosa in più per fare la differenza, il problema è che spesso non ce la faccio, mi sento schiacciato e appiattito dalla quotidianità che costantemente, soprattutto la sera, nel letto quando tutto tace, mi ricorda che non ho fatto, durante il giorno, il necessario per realizzare i sogni. Questi ultimi devono essere visti solamente come degli obbiettivi a lungo termine che con sacrificio e dedizione si può pensare di conquistare. E non parlo del basket, dove sto dando tutto, ma del resto.

Ogni giorno combatto per difendere quelli che sono i miei valori portanti, ma mi accorgo sempre di più che molti se ne approfittano. Devo crescere, sto cercando di fare mio il meglio degli altri, ma ogni tanto mi capita di dover usare altre armi, forse contro i miei principi ma al fine di contrastare le ingiustizie che ogni giorno sono protagoniste in ogni luogo, dal supermercato alla strada agli stadi. Non possiamo stare in silenzio quando c’è mancanza di rispetto e razzismo, non possiamo lasciare che la paura del più forte causi omertà. Non si tratta di essere moralisti ma preferisco essere definito in tal modo piuttosto che vedere il male vincere.

Ho comunque paura che quello contro cui combatto stia cambiando anche me e non è facile perchè lo so, il difficile arriverà ora che la nave sta barcollando.

Capisco di essere un esempio per molti e non mollerò nonostante tutto, non mollerò mai.

Voglio essere decisivo per un mondo migliore, voglio essere decisivo per un “io”migliore.

LittlesNation

Chi è il mio peggior nemico?👎🏼👿❌

Cosa puo’ impedirmi di diventare la miglior versione di me, e perchè sono così in pochi quelli che alla fine ci riescono e perché così tanti quelli che concludono la vita pieni di rimpianti e pentimenti. Forse perché troppo spesso andiamo alla ricerca del colpevole e ci creiamo dei muri che in realtà non esistono. Siamo solo noi, con i nostri difetti, la nostra pigrizia e la nostra paura a renderci grigi.

Sono solo io l’unico nemico di me stesso e non il mondo che mi circonda. E’ dura non poter più convincermi che è colpa degli altri il mio destino. A nessuno è concesso decidere quando e dove nascere, quali caratteristiche fisiche avere, in quale situazione sociale ritrovarsi. Niente, né piangersi addosso, né lamentarsi e neppure l’essere invidiosi verso chi ha di più, potrà cambiare il punto di partenza. Da qui devo partire per dominare la mia vita. Capire questo è stato un buon passo, ma non sufficiente.

La pigrizia come dice mio padre è una delle armi più efficaci contro la realizzazione dei sogni, certe volte ci accontentiamo, certe volte ci rassegniamo. Ma è proprio quando la pigrizia incontra la paura che nascono le vite più mediocri. Non so in effetti quando riuscirò a vincere qualche battaglia contro me stesso, spero non troppo tardi.

Vorrei iniziare ora ma ho paura e sono pigro, non su tutto, su alcune cose. Vorrei affrontare il mondo come affronto il basket, senza paura con cuore, energia e ambizione. Certe volte invece mi siedo e guardo tutto da fuori, sicuro che vincerò senza però aver fatto accadere ancora niente. Certe volte penso di aver costruito in cemento armato i miei castelli in aria, ma nulla è più fragile di una struttura senza fondamenta. Sono nella fetta definita fortunata del mondo, ho tanti vantaggi dovuti al luogo di nascita sui quali costruire il mio futuro oltre ad avere una famiglia fantastica al mio fianco. Non ho tutto quello che vorrei, ma è proprio questo il punto.

Non posso pensare di giocare una partita con le carte che non ho.

Basterebbe rimboccarsi le maniche, costruirsi una zattera e attraversare, con coraggio, quel mare tra il dire ed il fare senza pensare alle conseguenze.

#LittlesNation

I intend to live forever or die trying

Voglio vivere per sempre o morire provandoci.

Groucho Marx

Una delle settimane più intense della mia vita. 😔🙂

Sto crollando, proprio ora, dopo una delle settimane più intense della mia vita.
Sto piangendo, versando tutto: dolore e gioia. Fuori, il temporale, ha capito ciò che ho dentro e invade di malinconia e lacrime la Val di Fassa.
Non so neanche da dove partire, soprattutto perchè il tutto è iniziato il giorno prima della partenza per il Gazzetta Summer Camp quando mio nonno, dopo una lunga battaglia contro il Parkinson, ci ha lasciati davanti ai nostri occhi.

Non ho speso una lacrima quel giorno, dovevo essere forte, per mia madre, mio fratello, mia zia e tutti quanti, il sole picchiava, il caldo (quasi quaranta gradi) controllava umori instabili ed energie ormai all’osso. Erano le 4 del pomeriggio circa e il mattino seguente sarei venuto a lavorare qua a Canazei-Campitello.
Sapevo mi sarei perso il funerale ma, decisi di partire comunque, il nonno avrebbe voluto così, ne sono certo.
Alle 6:30 di mattina parto da Varese con il pulman e, dopo un lungo e surreale viaggio, eccomi a destinazione.
Al camp erano presenti persone da tutta italia: 700 ragazzi e 140 addetti dello staff.
Il mio ruolo sarebbe stato quello di tutor e tecnico insieme ad altre 5 persone, più grandi ed esperte di me, nel camp di Alta qualificazione di pallacanestro al quale nello specifico hanno partecipato circa 40 ragazzi. I miei “colleghi” per l’occasione: Massimo Bulleri, Giacomo Galanda, Pierluigi Brotto, Gianni Cedolin, Fabrizio Richichi , Alessandro Colombi e Paolo Zocchi sono stati incredibili aiutandomi ogni volta ne avessi bisogno, affascinandomi con la loro esperienza e capacità . Mi hanno accolto, ascoltato ed apprezzato. Mi sono sentito protagonista di un qualcosa di importante e per questo li ringrazio, è stato eccitante lavorare con loro. Per uno che da grande vorrebbe fare l’allenatore è stata una iniezione di adrenalina e conoscenze..
In qualità di tutor mi è stato consegnato un gruppo di 12 ragazzi (17-18 anni) con i quali ho lavorato sul campo, tutta la settimana per 6 ore al giorno ovunque: in palestra, all’aperto, sotto il sole, cercando, insieme agli altri tecnici, di consegnare loro nozioni tecniche e di vita che potessero fare la differenza nel loro futuro.
Purtroppo però, all’alba del terzo giorno, ricevo dal papà la notizia che, verso le due e mezza di notte, anche la nonna ha gettato la spada per terra, terminando la lunga e coraggiosa guerra contro il tumore.
Come nei migliori film tragico-romantici è volata via appena qualche giorno dopo il nonno, concludendo la vita assieme come forse entrambi avevano sognato in gioventù.
Era quindi la seconda mazzata della settimana, che avrebbe potuto distruggermi mentalmente, invece no, grazie a questi dodici ragazzi ho davvero vissuto con il sorriso tutta la settimana. Tra cori, gelati, strudel e condivisione è diventata una delle più belle esperienze della mia vita. Una quantità indefinita di emozioni contrastanti che hanno invaso la settimana rendendola unica. Ho trattenuto le lacrime, non avrei potuto rovinare l’esperienza ne a loro ne a me stesso.
Ma nessuno ha davvero idea di quanto sia stata pazzesca per me questa avventura di appena una settimana che, probabilmente, in qualche modo, mi ha cambiato la vita.
Ora però, mentre fuori diluvia, io piango, perché domina la malinconia, tutto è finito e non tornerà, piango perché i miei nonni non ci sono più, piango perché so che ho lasciato qualcosa a questi ragazzi, piango perché il #GruppoAcqua mi ha lasciato qualcosa, piango perché #MatteoOnThree, piango perché vi voglio bene e non pensavo sarebbe stato così bello.
Sono triste, sono felice.
Grazie Stefano, Leonardo, Alessandro, Riccardo, Riccardo, Dario, Lorenzo, Ivan, Francesco, Damiano, Pietro, Clelia.
Grazie ad Antonio Foti e alla sua Sports Promotion, grazie alla Gazzetta dello Sport , grazie a Claudio Lesica e a tutto lo staff per aver organizzato questa edizione del Gazzetta Summer Camp, siete stati dei fuoriclasse.
Scrivo a caldo perché non voglio essere condizionato dal tempo e ritrattare i miei sentimenti di questo momento perciò perdonate le autentiche iperboli.
Alla prossima?

#LittlesMentality #primaluomo #poiilgiocatore

#LittlesNation

Non svegliatemi ora. 🏀

Svegliatemi quando tutto questo finirà, quando non sarò più circondato da persone che farebbero tutto per me, quando non sarò più idolo di nessuno. Quando non vedrò più la gioia delle persone che apprezzano la mia passione. Quando un mio piccolo gesto perderà il suo grande valore. Quando il mio lavoro resterà solo un divertente hobby. Svegliatemi solo quando avrò perso tutte le mie battaglie, solo quando mi vedrete senza energie, speranza e gioia. Wake me up when it’s all over, ma per ora lasciatemi sognare, lasciatemi vivere questo sogno bellissimo..
#LittlesNation #14 #LittlesMentality

Una pistola d’acqua che spara proiettili

La vita è spesso un illusione di felicità,

un vento che non aspetta che le radici siano ben salde,

una mamma che non lascia finire il gioco al suo bambino,

una darwiniana ingiustizia che fa vincere sempre il più forte,

una tempesta dopo la quiete,

una spada nella roccia,

un vestito da sposo strappato,

un frutto appena troppo lontano per essere raccolto,

un effimero riconoscimento mai dichiarato,

una pistola d’acqua che spara proiettili.

LittleNation 01-12-17

Se vi va potete andare a leggere altri articoli sul mio blog: Rido alla faccia delle stelle che non vedo, Agli albori, L’inizio non è una croce

Rido alla faccia delle stelle che non vedo

Mi accendo al buio della stanza,

eccomi li, nudo, ballo mentre rido, rido così forte che quasi tutto mi scappa dalle mani.

la stanza è buia e la musica è forte, il battito mi pompa dentro il cuore.

E tutto diventa sentimento, la gioia questa sera prende il sopravvento.

Nessun rimpianto, nessuna colpa, solo strade da seguire, qualche consiglio al me codardo, e un rimprovero al me pigro, e si volta pagina continuando ad evolvere.

Mentre ballo lancio gli occhi fuori dalla finestra, le stelle mangiate dell’inquinamento le puoi solo immaginare, ed è bello anche così, tanto fanno solo notte. Io voglio la luce dell’ignoto, voglio l’energia del mondo non delle stelle.

Io solo in questo mondo a sua volta solo nell’universo.

Che tristi le richieste di aiuto dall’universo,

noi come cittadini del mondo dobbiamo lavorare per rimanere in piedi evitando di farci del male da soli lavorando sul rispetto e la salvaguardia delle regole universali,

io come abitante del mio stesso mondo devo essere a mia volta in grado di rimanere in piedi da solo, qualunque cosa accada lavorando su me stesso, sull’io interiore.

Ebbene si, mi ritrovo su un nuovo tassello di vita e mi sento un po’ a disagio, ma questo è anche il bello di uscire dalla confort zone, sto bene e rido, rido cosi’ forte che capisco di essere felice.

#LittlesNation

commentate e condividete 😉

Date un occhio anche agli altri scritti per esempio:

Agli Albori


.
Foto di Marco Sali

rumori quotidiani

Rumori nella veranda quotidiana,

una moderna televisione che da vita ad una radio,

via vai di individui che, con sistematica ripetitività,

attuano i soliti dialoghi e le solite consuetudini,

lampade che, dall’accensione del riscaldamento mattutino,

ruotano fischianti fingendosi nel dì di festa,

commessi che, organizzando il vivacissimo bar,

dimenticano il caffè, per poi beccarsi uno contro l’altro,

veicoli addormentati diretti al lavoro che si svegliano al suono dei clacson,

voci frastuonanti che impossessate di banalità spariscono nel vento,

oggetti rimbalzanti che rimbalzano e rimbalzano ancora senza mai smettere,

fresche parole che fanno fatica ad unirsi tra loro creando un pandemonio,

ancora sassi rimbalzanti che certe volte rimbalzano più in alto,

ancora giovani discorsi che tali fanno fatica ad essere.

#LittlesNation

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L’inizio non è una croce

Gli aspetti primari che troviamo al nostro arrivo nel mondo: una famiglia perfetta, i luoghi di pace, le scelte azzeccate dei genitori o di chi ci cresce  assumono un ruolo decisivo nella costruzione del foglio bianco che, su discrezione, potremo colorare . La mancanza di una delle tipicità positive sopracitate implica partire da un foglio sporco perciò fatica, sofferenza e coraggio, ma non può essere questo motivo di sconfitta e arresa. Vige invece  l’obbligo di lottare per uscire dalla situazione primordiale negativa.    Ecco perciò la nascita di due distinti fogli, uno sporco ed un uno bianco. Due situazioni embrionali differenti aventi stessa ambizione ma per scopi differenti: chi per il desiderio di uscire dalle difficoltà nate per colpe non proprie e chi per il desiderio di non accontentarsi del piatto già caldo e servito sul tavolo.

Il Foglio Bianco
Le varie personalità si esteriorizzano di fronte ad un foglio bianco. La diversificazione dei caratteri porta inevitabilmente ad una reazione che può chiaramente dirci chi siamo.
Conosco persone che di fronte ad una pagina intonsa vedono un qualcosa che nessuno ha rovinato, che non deve essere deturpato ma conservato. 
In molti non hanno il coraggio di modificare quella presunta perfezione, chi per paura dell’avvenire e chi per appagamento.
Altri, pochi, vedono nel bianco mille potenziali colori.
Dentro di loro è norme il desiderio di creare, la voglia di iniziare a colorare, la sana presunzione nel voler sporcare quel bianco con il loro inchiostro generando bellezza.
In fondo questo mondo è bello proprio grazie alle infinite tonalità con cui il nostro futuro può essere dipinto.
Non accontentatevi di ciò che avete trovato, sognate in grande.

Il foglio sporco
Non tutti hanno la fortuna di ritrovarsi un bellissimo foglio bianco alla scrivania sul quale poter immaginare infiniti colori.
Molti, per colpe altrui o proprie, sono costretti ad affrontare le difficoltà di un foglio che di bianco non ha neanche il ricordo.
Bagnato dalla pioggia, insanguinato dal coltello, abbandonato sulle rotaie della sfortuna. Circondato da un ambiente ostile che portandoti sulla cattiva strada, ti nega un futuro facile, impedendoti di diventare chi vorresti diventare.
Che soddisfazione sarà coprire le macchie incise su quel pezzo di carta con sogni e ambizioni, che emozione sarà riuscire a colorare un foglio davanti al quale molti si arrendono. 
Certo, le complessità saranno molte e i tentativi saranno così tanti da farti quasi rinunciare alla lotta, tu non arrenderti. 
Prendi quel foglio con le mani senza paura di sporcarti, chiudi gli occhi e disegna, disegna un futuro dove le rotaie costruite da te ti aiutano ad arrivare al tuo obbiettivo, dove il coltello non è il male ma, ti protegge da esso, dove la pioggia disseta la tua penna. 
Ricorda: nessun foglio sporco potrà mettersi tra te ed i tuoi desideri. 

Littles Nation

Matteo Piccoli

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Perchè scrivo ?

Io non scherzo quando dico che vorrei diventare un poeta, una delle mie aspirazioni più grandi è quella di saper scrivere, abilità che naturalmente in questo momento non ho: per esperienza, per mancanza di lessico, per mancanza di vita e di storia..

Non sono ancora pronto ma solamente giocando, come il basket insegna, si può migliorare.

Dopotutto mi sto solo mettendo alla prova e lo sto facendo davanti ai miei occhi e a quelli del mondo, senza paura delle critiche, senza paura di chi mi vede come un povero illuso che pensa di saperci fare. Semplicemente vorrei provare a tradurre nel linguaggio più difficile e forse il meno immediato le emozioni per le quali vivo.

Non è facile scrivere, sei imprigionato in un codice di parole ben definito, circondato da regole, spazi e punteggiatura.. Fondamentale perciò diventa il dover imparare da chi è capace ed ha studiato per questo.

Ovviamente piacerebbe anche a me, un giorno, scrivere un libro ma non per forza questi desideri si devono trasformare in ossessione rovinando la spontaneità dei sentimenti.

Quello che vedo in maniera chiara è che la scrittura sarà una delle protagoniste della mia vita ed è una promessa che faccio a me stesso: continuerò a scrivere, sia che le cose andranno bene sia che esse volgeranno nel verso sbagliato.

La mia ambizione è alta, e lo è già adesso a ventitre anni; sono tantissimi i sogni, come tanta è la forza che esce dal mio cuore e mi spinge a crederci ogni giorno.

Ho la fortuna di avere nel DNA dei geni positivi tramandati dal nonno poeta. Da sempre lo guardo con grande ammirazione: pur avendo iniziato solo a sessant’anni ha composto più di duemiladuecento poesie in italiano e dialetto oltre ad aver vinto anche diversi importanti premi.

Mai sono stato orgoglioso di lui come negli ultimi tempi. Sfortunatamente niente mi faceva pensare a quando avrei sofferto per non aver imparato da lui nel momento in cui avrei potuto. Ora che io sono nelle condizioni di imparare, lui non lo è per insegnarmi motivo per il quale ora soffro. So infatti che mi avrebbe potuto dare tanto e che forse anch’io sarei stato una gioia per lui.

Mi ricordo che sin da quando ero piccolo lui cercava tra noi nipoti una figura che potesse continuare il suo percorso di poeta. Ecco, quella persona sento di essere io.

Sento di essere la sua mano, che adesso trema per il Parkinson e non può scrivere, sento di essere il suo cervello che ora fatica ma prima creava.

Gli avrei potuto rubare qualche segreto come ogni giorno bisognerebbe fare con le persone che ci circondano. Tutti diciamo e sappiamo che la vita è un dare e ricevere. Ma non sempre il ricevere avviene in automatico, e a quel punto bisogna ricercare ed andare prendere ciò che ci serve o che ci potrà servire. Però attenti, perchè quando lo capiamo, il più delle volte è troppo tardi.

Quindi oggi io vi dico: guardatevi attorno, andate alla ricerca di persone che possano darvi qualcosa di nuovo, che siano stimolanti, e non dimenticate che ciò che oggi non vi interessa in futuro potrà essere decisivo.

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Il mondo è malato

Fa figo mettere la bandiera dei vari paesi come immagine di copertina. Fa figo usare #hashtag che non meritano di essere mainstream. Fa figo parlare solo di quello che ci succede nel giardino di casa. Fa figo scrivere poemi credendosi eroi nazionali.
Fa figo gridare al lupo solo quando il lupo è in casa. Il lupo in realtà è un branco che sta mangiando l’anima delle persone, l’ignoranza vi porta a credere che se un male non vi tocca allora non vi interessa… Sbagliate, perché i branchi sono ovunque e partono da lontano. E non è solo l’ISIS… La religione e i partiti portati verso fazioni estremiste hanno sempre rappresentato sofferenza e distruzione.
L’ignoranza sta nel non capire che tutti siamo cittadini dello stesso mondo.
Il ‘capire’ non permette a chi vuole comandare e sottomettere di avere il controllo delle menti.
La guerra e l’odio non devono essere l’unica soluzione.
I pazzi suicidi e assassini sono stati cresciuti o meglio costruiti come macchine da guerra da esseri che, pur di avere il controllo su tutto hanno deciso di modificare, in peggio, il modo in cui la ‘loro’ gente vede il mondo.
Creando capri espiatori per nascondere impotenza ed errori: come fece hitler con gli Ebrei, come si faceva prima con le ‘streghe’, come i cristiani per l’ISIS, come i neri in molte parti del mondo, ma di esempi ce ne sarebbero tanti purtroppo.
Guardate cosa succede dall’altra parte del mondo.. Dovete capire che il vostro giardino non è quello verde di 10m² fuori da casa vostra, ma è quello dai mille colori e sfumature di 5,094953216 × 1014 m² (Google dice così) che circonda tutti.
Mi chiedete se sono razzista ?
Si lo sono, lo sono con coloro che insegnano il male, con coloro i quali vogliono il dolore del prossimo solo per una soddisfazione personale. Non me la prendo troppo con chi spara o chi si fa esplodere perché quelli sono solo figli malati di un male più grande.
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