L’incessante pioggia

Piove,
come ogni giorno di questa estate,
davanti ai miei occhi,
il lago,
che si bagna di incertezze,
attende inerme il sole,
lacrima dopo lacrima,
sperando nell’inesistente,
preoccupato del suo specchio,
dipendente dal giudizio,
rimane piccolo,
poi d’un tratto,
pensa di guardarsi dentro,
e sotto la crespa superficie,
vede la bellezza dell’io,
nella tumultuosa calma,
che succede,
ora piove col sole,
straripando,
sto diventando grande.

Matteo Piccoli

#LittlesNation

Grazie Rieti 🏀

Giusto qualche mese è bastato per farmi capire quanta passione ci sia a Rieti, per il basket e quanto ci sarebbero stati utili i tifosi sugli spalti al palazzetto. Uno dei dispiaceri più grandi è, infatti, proprio il non aver potuto urlare assieme ad una delle tifoserie più calorose d’Italia, se non nell’ultima partita casalinga con trecento spettatori.
Ai posteri resterà il risultato finale e mi sta bene, ma noi sappiamo, quanto abbiamo lottato per combattere qualcosa di più grande di noi, le mille quarantene, giocatori a ripetizione con il covid19, giocatori che per colpa delle quarantene di sono infortunati, giocatori che hanno messo a rischio la propria salute e carriera per il bene comune. Abbiamo giocato partite in cinque contro dieci, altre le abbiamo finite in quattro o addirittura con un solo giocatore.
Ad ogni quarantena pensavo che la sfortuna fosse finita, ma ogni volta mi dovevo ricredere. Nessuno ha sentito il nostro grido di difficoltà. Durante l’ultima quarantena ho anche scritto una mail alla Lega nel tentativo di smuovere la situazione, ma nulla. Siamo stati lasciati soli da chi avrebbe potuto fare qualcosa. Proprio questo fa male: noi giocatori, allenatori, società portiamo avanti questo bellissimo movimento, facendo sacrifici e poi? Poi nel momento del bisogno, il garante del tuo lavoro ti volta le spalle. Fa male perché ti senti un burattino e non puoi farci nulla. Ci abbiamo provato, ma anche se la testa voleva, il corpo non ci riusciva. Da quando sono arrivato a Marzo non siamo riusciti ad allenarci con continuità e perciò a competere ad armi pari con gli avversari.
Detto questo, mi scuso con la città, perché è giusto assumersi le proprie responsabilità.
È davvero un peccato che le cose siano finite così, non lo meritava nessuno.
Da questa stagione ho imparato tanto, ho visto cose che non avrei mai voluto vedere e di questo un giorno ne parlerò, ma ho anche vissuto momenti intensi e speciali che non dimenticherò mai.
Dai momenti difficili, non si può, si deve imparare e credo di averlo fatto. Ho sfruttato le quarantene per crescere mentalmente.
Ho anche vissuto, per la prima volta nella carriera, un approdo a metà stagione, con le conseguenti sfide di inserimento.
Ringrazio la società e gli allenatori che mi hanno fortemente voluto a Rieti, ringrazio i miei compagni con i quali ho condiviso ogni cosa sopracitata, ringrazio i tifosi per la, purtroppo, lontana vicinanza.
Un ringraziamento anche all’hotel Quattro Stagioni di Rieti, della cui esperienza parlerò in un altro scritto, che mi ha ospitato dal primo all’ultimo giorno, assistendomi al meglio durante le quarantene.
Non so cosa ci aspetta il futuro, ma ti sono comunque grato Rieti, è stata breve, intensa e sfortunata, ma comunque un esperienza eccezionale.
Per aspera ad astra

Matteo Piccoli

#LittlesNation

Pandemia e pallacanestro: 3 risposte a 3 domande

Ringrazio Anna Mozzi e Pasquale Maria Sansone di Tuttosanita.com per l’intervista sul mio approccio alla pandemia ed alla pallacanestro. Sono inoltre contento che le mie risposte, mandate per iscritto, non siano state in alcun modo alterate.

Come ha vissuto e vive Matteo Piccoli la paura della pandemia ed il disagio legato alle indispensabili misure restrittive?

E’ stato un anno surreale e pazzesco.

Se guardo fuori dalla mia finestra vedo le difficoltà del mondo, dei lavoratori con le ginocchia al suolo, persone sepolte sotto il suolo, che hanno lasciato nella sofferenza i familiari, umani, che chiusi nelle proprie case, hanno perso il controllo, andando incontro a gravi problemi psicologici.

Se guardo il riflesso della finestra vedo un ragazzo di ventisei anni, che non ha preso uno stipendio per più di un anno, che si è fatto tantissime quarantene, che ha avuto per venti giorni, che ha avuto poca vita sociale e sentimentale.

Se invece chiudo gli occhi e mi guardo dentro vedo un anno pazzesco, di crescita esponenziale, di grande felicità interiore e di consapevolezza della propria mente. Quarantene che si sono trasformate in viaggi alla scoperta dell’Io, una forza mentale che, sempre più, ha fatto diventare momenti, potenzialmente drammatici, in opportunità straordinarie. Non posso dire di aver vissuto male durante quest’anno, è come se fossi stato ventiquattro ore al giorno in un campo di pallacanestro, allenandomi per obbiettivi futuri.

Ho trasformato le chiusure (lockdown) in aperture…mentali.

Quante difficoltà la pandemia, la forzata clausura e la confusa gestione politica hanno arrecato allo Sport in generale ed al Basket in particolare?

Le difficoltà logistiche ed economiche hanno messo a dura prova tutte le parti in gioco. Tutti quanti noi, compreso chi ci comanda, ci siamo ritrovati ad affrontare qualcosa di mai affrontato, la bravura sta nel saper pensare con fiducia alle prospettive future, senza farsi abbattere dal presente, lavorando per ipotesi, con flessibilità, perché l’imprevisto è davvero all’ordine del giorno. Certo, sono stati commessi errori da parte di tutti, sia valutativi che operativi. Le criticità sono venute fuori, anche laddove vigevano certezza e supponenza, spero che questo possa essere un grande insegnamento. Questa pandemia, infatti, ha esposto tutti alla precarietà della vita.

Cosa Le hanno insegnato per la vita lo Sport in generale e la Pallacanestro in particolare?
Gioco a pallacanestro dalla prima elementare, è chiara l’influenza che essa ha avuto nella mia vita. I valori dello sport di squadra si incastrano con quelli dell’individuo in quanto soggetto autonomo, e con quelli del contesto familiare e sociale che hanno un peso enorme anche sul “come” affrontare i numerosi stimoli che lo sport produce. Nel mio caso l’attività fisica, sotto il nome di pallacanestro, è, sia il mio lavoro, sia lo strumento principale riempitivo del libro dell’esperienza, che tanto Leonardo considerava importante. Questo sport mi ha fatto conoscere persone, modi, città, culture, sofferenze, gioie, soddisfazioni e delusioni, è il mio campo di apprendimento. Detto ciò, cerco di guardare il tutto anche con una visione distaccata, per poter percepirne dettagli difficilmente percepibili dall’interno.  

Secondo d’aprile, auguri a me

Per tanti anni ho guardato il diventare grande come un obbiettivo da raggiungere il più velocemente possibile.

Sono passato dal voler attraversare le strisce senza la mano della mamma, al voler andare a scuola da solo, dal voler andare in centro con gli amici, al voler andare in discoteca, dal voler prendere il motorino, al voler bere alcolici e prendere la patente, dal voler giocare in serie B, al voler giocare in A2.

Non mi interessava molto la qualità delle giornate, volevo solo correre più veloce del tempo per diventare grande.

Quello che speravo è successo davvero, il tempo ha divorato la distanza tra il vecchio presente ed i suoi obbiettivi.

Fino all’oggi di due anni fa avrei chiamato mio nonno per gli “augurci” (termine coniato da lui per identificare i reciproci auguri), il due aprile infatti è anche il suo compleanno, ma purtroppo ci ha lasciati.

Nell’oggi di una ventina di anni fa costruivo una corona di cartone per me e una per Alice, la mia fidanzatina dell’asilo e delle elementari nata due giorni dopo di me, con la quale festeggiavo sempre il compleanno.

Per anni, al risveglio, l’abbraccio dei miei genitori e di mio fratello mi faceva sentire al sicuro.

Il diciottesimo è stato strano, l’ho passato a Praga, in gita scolastica, il venticinquesimo lo è stato ancora di più, in quarantena, a Varese.

Mentre sono i campi da basket di diverse zone d’Italia ad essere stati il luogo di festeggiamenti e convenevoli negli ultimi anni, quest’anno ad esempio sono ospitato dalla città più al centro d’Italia, Rieti.

Da piccolo i regali erano molto importanti e potevano influenzare la mia felicità, i miei genitori mi hanno sempre reso felice il due aprile, ma parallelamente a questo hanno cercato di farmi capire che il bene che si vuole alle persone non si deve basare, appunto, sul bene materiale, ma sul sentimento, che non può essere manifestato solo una volta all’anno.

Sento di essere cresciuto tanto durante gli anni, ma non tutto insieme, un po’ per volta, come la goccia sul sasso. A differenza di qualche anno fa però sto imparando a farla cadere sempre nello stesso punto, così da smussare meglio il cervello.

La reazione istintiva, impulsiva, agli eventi della vita e alle persone incontrate sta portando la mente verso una destinazione che è assolutamente ignota.

Mi sto accorgendo di quanto tempo e forza di volontà necessiti per conoscere il mondo ma, nonostante sia consapevole anche della mia incolmabile ignoranza, vado avanti. Non fraintendetemi, non voglio sapere tutte le cose, voglio capire me stesso e riuscire ad avere una visione razionale del mondo che mi possa permettere di valutare quello che succede attorno e dentro di me con meno pregiudizi e condizionamenti possibili. Mi interessa creare un pensiero personale ed essere libero d’animo per poter ragionare con cognizione di causa. Mi interessa raggiungere una felicità duratura attraverso l’onestà interiore.

Mi interessa anche vivere emozioni che hanno anche una parte carnale e materiale, perché l’istinto mi ha portato ad esempio ad amare le ragazze, a giocare il basket, a divertirmi con specifici amici facendo determinate cose ed è necessario anche lasciare da parte la ragione per assecondare questa felicità precaria più breve, ma più intensa, di quella duratura.

E’ il mio compleanno e, a differenza di quando ero più piccolo, vorrei che il tempo rallentasse, sento che passa inesorabile, ancora più veloce rispetto a quando volevo che accelerasse.

Vi sento, adulti più adulti di me, che leggendo le mie parole vi state lamentando di esse, vi capisco, so di essere solo un ragazzo e che vorreste avere la mia età, ma gli obbiettivi che devo raggiungere sono tanti e, non essendo mai stato un precoce, ho bisogno di tempo per raggiungerli.

Più imparo cose, più capisco che non so cose e che serve tempo per colmare le lacune.

So, inoltre, che da grande le priorità saranno diverse: la famiglia, la casa e il lavoro prenderanno tutte le mie attenzioni, con ovvie conseguenze.

Questo è il momento della semina e vorrei maggior tempo per poter piantare più semi possibile.

La macchina del tempo non l’abbiamo ancora inventa, perciò l’unica soluzione è perdere meno tempo possibile.

Affronto sempre grandi battaglie contro la pigrizia e la reperibilità della mediocrità e spesso ne esco sconfitto. Sento di essere cresciuto, perché sto vincendo molte più battaglie di un tempo e questo può fare la differenza.

Ho iniziato a leggere ed ascoltare di filosofia e questo mi sta creando diversi problemi nello scrivere, perché non so più quello in cui credo.

Scrivo allora per il me del futuro e non per quello presente, così da non dimenticare l’adesso del quale sto scrivendo.

Mi sarebbe davvero piaciuto sapere cosa pensasse il giovane me, durante tutti i compleanni passati, ma non ho mai tenuto un diario.

So che qualsiasi idea è, per ora, transitoria e che può cambiare in poco tempo.

Potreste trovare allora senza senso pubblicare questo scritto… ma non è così, devo confrontarmi con il mondo per potermi mettere ulteriormente in discussione.

Fidatevi, non è facile rappresentare qualcosa che è in divenire ed io sono nel pieno dell’entusiasmo conoscitivo. Quello che ho scritto in questo testo rappresenta probabilmente solo il concetto stesso di divenire, piuttosto che quello che penso.

Rappresento con i pensieri l’astratta direzione che la ragione al momento mi dice di seguire, inconsapevole però delle conseguenze che queste decisioni anti-superficialità possano portare.

D’altronde, può in prospettiva diventare un problema porsi troppe domande, perché il tempo per rispondere ad esse non c’è, perché una volta raggiunto il luogo indicato dal cartello direzionale, cambieranno le scritte sopra di esso, ma anche perché le mie capacità, così come i talenti, ci sono, ma sono limitate.

Oggi è il mio compleanno ed è diverso da tutti quelli del passato, perché io sono diverso. L’ultimo anno ha certamente accelerato il processo, ed è stato bellissimo, perché, pur essendo mancata molto la carnale felicità precaria, ho notato la nascita di quella duratura.

Ma non sono arrivato fin qui, felice al mio compleanno, lamentandomi dei ventisei anni dal nulla, è stato un processo, che sono sicuro mi porterà tra 365giorni ad essere ancora più illuso, confuso e felice.

Accetto di non sapere, accetto di essere sempre in viaggio e accetto di sbagliare per poter diventare me stesso.

Auguri a me.

LN 02-04-21

Final eight di Coppa Italia serie A2 âœ”️

Final eight di Coppa Italia serie A2.
Basterebbe solo questo per descrivere la vittoria di ieri. La bellezza di un gioco che nell’essere solo un gioco non è solo un gioco. Un passato che torna nelle fauci inesorabili del lupo guerriero e la gioia degli altri lupi che sventolano la bandiera rossabiancoblu per un piccolo obbiettivo raggiunto.
Essendo però in pieno inverno nessuno può fermarsi e godere troppo per una, seppur storica, semplice vittoria. Il branco ha bisogno di cibo e farà di tutto per averlo.
Nessuna pietà, NO MERCY .
#LittlesNation #16dicembre2019

un rumore dentro

Come il rumore dentro la mia testa,

graffio il terreno con le unghie,

alla ricerca di perché,

senza sapere il perché,

un simpatico sorriso, ormai lontano, compare silenzioso,

come aspettasse la calma per divenire tempesta,

come se si stesse nascondendo al buio della notte,

l’attesa ubriacante diviene lunga e faticosa,

ma la musica laggiù è così luminosa,

che nessun rumore mi impedirà di raggiungerla.

LittlesNation

Chi è il mio peggior nemico?👎🏼👿❌

Cosa puo’ impedirmi di diventare la miglior versione di me, e perchè sono così in pochi quelli che alla fine ci riescono e perché così tanti quelli che concludono la vita pieni di rimpianti e pentimenti. Forse perché troppo spesso andiamo alla ricerca del colpevole e ci creiamo dei muri che in realtà non esistono. Siamo solo noi, con i nostri difetti, la nostra pigrizia e la nostra paura a renderci grigi.

Sono solo io l’unico nemico di me stesso e non il mondo che mi circonda. E’ dura non poter più convincermi che è colpa degli altri il mio destino. A nessuno è concesso decidere quando e dove nascere, quali caratteristiche fisiche avere, in quale situazione sociale ritrovarsi. Niente, né piangersi addosso, né lamentarsi e neppure l’essere invidiosi verso chi ha di più, potrà cambiare il punto di partenza. Da qui devo partire per dominare la mia vita. Capire questo è stato un buon passo, ma non sufficiente.

La pigrizia come dice mio padre è una delle armi più efficaci contro la realizzazione dei sogni, certe volte ci accontentiamo, certe volte ci rassegniamo. Ma è proprio quando la pigrizia incontra la paura che nascono le vite più mediocri. Non so in effetti quando riuscirò a vincere qualche battaglia contro me stesso, spero non troppo tardi.

Vorrei iniziare ora ma ho paura e sono pigro, non su tutto, su alcune cose. Vorrei affrontare il mondo come affronto il basket, senza paura con cuore, energia e ambizione. Certe volte invece mi siedo e guardo tutto da fuori, sicuro che vincerò senza però aver fatto accadere ancora niente. Certe volte penso di aver costruito in cemento armato i miei castelli in aria, ma nulla è più fragile di una struttura senza fondamenta. Sono nella fetta definita fortunata del mondo, ho tanti vantaggi dovuti al luogo di nascita sui quali costruire il mio futuro oltre ad avere una famiglia fantastica al mio fianco. Non ho tutto quello che vorrei, ma è proprio questo il punto.

Non posso pensare di giocare una partita con le carte che non ho.

Basterebbe rimboccarsi le maniche, costruirsi una zattera e attraversare, con coraggio, quel mare tra il dire ed il fare senza pensare alle conseguenze.

#LittlesNation

I intend to live forever or die trying

Voglio vivere per sempre o morire provandoci.

Groucho Marx

Una delle settimane più intense della mia vita. ðŸ˜”🙂

Sto crollando, proprio ora, dopo una delle settimane più intense della mia vita.
Sto piangendo, versando tutto: dolore e gioia. Fuori, il temporale, ha capito ciò che ho dentro e invade di malinconia e lacrime la Val di Fassa.
Non so neanche da dove partire, soprattutto perchè il tutto è iniziato il giorno prima della partenza per il Gazzetta Summer Camp quando mio nonno, dopo una lunga battaglia contro il Parkinson, ci ha lasciati davanti ai nostri occhi.

Non ho speso una lacrima quel giorno, dovevo essere forte, per mia madre, mio fratello, mia zia e tutti quanti, il sole picchiava, il caldo (quasi quaranta gradi) controllava umori instabili ed energie ormai all’osso. Erano le 4 del pomeriggio circa e il mattino seguente sarei venuto a lavorare qua a Canazei-Campitello.
Sapevo mi sarei perso il funerale ma, decisi di partire comunque, il nonno avrebbe voluto così, ne sono certo.
Alle 6:30 di mattina parto da Varese con il pulman e, dopo un lungo e surreale viaggio, eccomi a destinazione.
Al camp erano presenti persone da tutta italia: 700 ragazzi e 140 addetti dello staff.
Il mio ruolo sarebbe stato quello di tutor e tecnico insieme ad altre 5 persone, più grandi ed esperte di me, nel camp di Alta qualificazione di pallacanestro al quale nello specifico hanno partecipato circa 40 ragazzi. I miei “colleghi” per l’occasione: Massimo Bulleri, Giacomo Galanda, Pierluigi Brotto, Gianni Cedolin, Fabrizio Richichi , Alessandro Colombi e Paolo Zocchi sono stati incredibili aiutandomi ogni volta ne avessi bisogno, affascinandomi con la loro esperienza e capacità . Mi hanno accolto, ascoltato ed apprezzato. Mi sono sentito protagonista di un qualcosa di importante e per questo li ringrazio, è stato eccitante lavorare con loro. Per uno che da grande vorrebbe fare l’allenatore è stata una iniezione di adrenalina e conoscenze..
In qualità di tutor mi è stato consegnato un gruppo di 12 ragazzi (17-18 anni) con i quali ho lavorato sul campo, tutta la settimana per 6 ore al giorno ovunque: in palestra, all’aperto, sotto il sole, cercando, insieme agli altri tecnici, di consegnare loro nozioni tecniche e di vita che potessero fare la differenza nel loro futuro.
Purtroppo però, all’alba del terzo giorno, ricevo dal papà la notizia che, verso le due e mezza di notte, anche la nonna ha gettato la spada per terra, terminando la lunga e coraggiosa guerra contro il tumore.
Come nei migliori film tragico-romantici è volata via appena qualche giorno dopo il nonno, concludendo la vita assieme come forse entrambi avevano sognato in gioventù.
Era quindi la seconda mazzata della settimana, che avrebbe potuto distruggermi mentalmente, invece no, grazie a questi dodici ragazzi ho davvero vissuto con il sorriso tutta la settimana. Tra cori, gelati, strudel e condivisione è diventata una delle più belle esperienze della mia vita. Una quantità indefinita di emozioni contrastanti che hanno invaso la settimana rendendola unica. Ho trattenuto le lacrime, non avrei potuto rovinare l’esperienza ne a loro ne a me stesso.
Ma nessuno ha davvero idea di quanto sia stata pazzesca per me questa avventura di appena una settimana che, probabilmente, in qualche modo, mi ha cambiato la vita.
Ora però, mentre fuori diluvia, io piango, perché domina la malinconia, tutto è finito e non tornerà, piango perché i miei nonni non ci sono più, piango perché so che ho lasciato qualcosa a questi ragazzi, piango perché il #GruppoAcqua mi ha lasciato qualcosa, piango perché #MatteoOnThree, piango perché vi voglio bene e non pensavo sarebbe stato così bello.
Sono triste, sono felice.
Grazie Stefano, Leonardo, Alessandro, Riccardo, Riccardo, Dario, Lorenzo, Ivan, Francesco, Damiano, Pietro, Clelia.
Grazie ad Antonio Foti e alla sua Sports Promotion, grazie alla Gazzetta dello Sport , grazie a Claudio Lesica e a tutto lo staff per aver organizzato questa edizione del Gazzetta Summer Camp, siete stati dei fuoriclasse.
Scrivo a caldo perché non voglio essere condizionato dal tempo e ritrattare i miei sentimenti di questo momento perciò perdonate le autentiche iperboli.
Alla prossima?

#LittlesMentality #primaluomo #poiilgiocatore

#LittlesNation

Ucc Assigeco Piacenza 2018/19

Le 3800 persone al PalaBanca per il derby di Piacenza, il crescente numero di tifosi che ci ha seguito durante la stagione, il rispetto profuso dai nostri sostenitori verso quelli avversari, la salvezza anticipata, i playoff sfiorati, le vittorie prestigiose, gli obbiettivi raggiunti, la crescita tecnica personale, la società sempre accanto alla squadra, i compagni fantastici, lo staff pieno di entusiasmo, i sorrisi, le risate, la pasta al pesto, l’hamburger, il baffo, la mezza barba e i tiri da metà campo hanno reso insieme a tutto l’extra-pallacanestro questa stagione davvero speciale e piena di stimoli.

Si, forse potevo e potevamo renderla eccellente, ma non sempre si può raggiungere tutto e subito.
L’importante è godersi il viaggio, e noi l’abbiamo fatto.
Trust the process
Trust the LittlesNation

#LittlesNation #Blog

Non perdetevi i prossimi post, nel frattempo se volete 
ecco i link dei post più recenti sul mio blog:
Non svegliatemi ora
Una pistola d'acqua che spara proiettili
Rido alla faccia delle stelle che non vedo
Agli albori
Rumori quotidiani

Non svegliatemi ora. ðŸ€

Svegliatemi quando tutto questo finirà, quando non sarò più circondato da persone che farebbero tutto per me, quando non sarò più idolo di nessuno. Quando non vedrò più la gioia delle persone che apprezzano la mia passione. Quando un mio piccolo gesto perderà il suo grande valore. Quando il mio lavoro resterà solo un divertente hobby. Svegliatemi solo quando avrò perso tutte le mie battaglie, solo quando mi vedrete senza energie, speranza e gioia. Wake me up when it’s all over, ma per ora lasciatemi sognare, lasciatemi vivere questo sogno bellissimo..
#LittlesNation #14 #LittlesMentality