Secondo d’aprile, auguri a me

Per tanti anni ho guardato il diventare grande come un obbiettivo da raggiungere il più velocemente possibile.

Sono passato dal voler attraversare le strisce senza la mano della mamma, al voler andare a scuola da solo, dal voler andare in centro con gli amici, al voler andare in discoteca, dal voler prendere il motorino, al voler bere alcolici e prendere la patente, dal voler giocare in serie B, al voler giocare in A2.

Non mi interessava molto la qualità delle giornate, volevo solo correre più veloce del tempo per diventare grande.

Quello che speravo è successo davvero, il tempo ha divorato la distanza tra il vecchio presente ed i suoi obbiettivi.

Fino all’oggi di due anni fa avrei chiamato mio nonno per gli “augurci” (termine coniato da lui per identificare i reciproci auguri), il due aprile infatti è anche il suo compleanno, ma purtroppo ci ha lasciati.

Nell’oggi di una ventina di anni fa costruivo una corona di cartone per me e una per Alice, la mia fidanzatina dell’asilo e delle elementari nata due giorni dopo di me, con la quale festeggiavo sempre il compleanno.

Per anni, al risveglio, l’abbraccio dei miei genitori e di mio fratello mi faceva sentire al sicuro.

Il diciottesimo è stato strano, l’ho passato a Praga, in gita scolastica, il venticinquesimo lo è stato ancora di più, in quarantena, a Varese.

Mentre sono i campi da basket di diverse zone d’Italia ad essere stati il luogo di festeggiamenti e convenevoli negli ultimi anni, quest’anno ad esempio sono ospitato dalla città più al centro d’Italia, Rieti.

Da piccolo i regali erano molto importanti e potevano influenzare la mia felicità, i miei genitori mi hanno sempre reso felice il due aprile, ma parallelamente a questo hanno cercato di farmi capire che il bene che si vuole alle persone non si deve basare, appunto, sul bene materiale, ma sul sentimento, che non può essere manifestato solo una volta all’anno.

Sento di essere cresciuto tanto durante gli anni, ma non tutto insieme, un po’ per volta, come la goccia sul sasso. A differenza di qualche anno fa però sto imparando a farla cadere sempre nello stesso punto, così da smussare meglio il cervello.

La reazione istintiva, impulsiva, agli eventi della vita e alle persone incontrate sta portando la mente verso una destinazione che è assolutamente ignota.

Mi sto accorgendo di quanto tempo e forza di volontà necessiti per conoscere il mondo ma, nonostante sia consapevole anche della mia incolmabile ignoranza, vado avanti. Non fraintendetemi, non voglio sapere tutte le cose, voglio capire me stesso e riuscire ad avere una visione razionale del mondo che mi possa permettere di valutare quello che succede attorno e dentro di me con meno pregiudizi e condizionamenti possibili. Mi interessa creare un pensiero personale ed essere libero d’animo per poter ragionare con cognizione di causa. Mi interessa raggiungere una felicità duratura attraverso l’onestà interiore.

Mi interessa anche vivere emozioni che hanno anche una parte carnale e materiale, perché l’istinto mi ha portato ad esempio ad amare le ragazze, a giocare il basket, a divertirmi con specifici amici facendo determinate cose ed è necessario anche lasciare da parte la ragione per assecondare questa felicità precaria più breve, ma più intensa, di quella duratura.

E’ il mio compleanno e, a differenza di quando ero più piccolo, vorrei che il tempo rallentasse, sento che passa inesorabile, ancora più veloce rispetto a quando volevo che accelerasse.

Vi sento, adulti più adulti di me, che leggendo le mie parole vi state lamentando di esse, vi capisco, so di essere solo un ragazzo e che vorreste avere la mia età, ma gli obbiettivi che devo raggiungere sono tanti e, non essendo mai stato un precoce, ho bisogno di tempo per raggiungerli.

Più imparo cose, più capisco che non so cose e che serve tempo per colmare le lacune.

So, inoltre, che da grande le priorità saranno diverse: la famiglia, la casa e il lavoro prenderanno tutte le mie attenzioni, con ovvie conseguenze.

Questo è il momento della semina e vorrei maggior tempo per poter piantare più semi possibile.

La macchina del tempo non l’abbiamo ancora inventa, perciò l’unica soluzione è perdere meno tempo possibile.

Affronto sempre grandi battaglie contro la pigrizia e la reperibilità della mediocrità e spesso ne esco sconfitto. Sento di essere cresciuto, perché sto vincendo molte più battaglie di un tempo e questo può fare la differenza.

Ho iniziato a leggere ed ascoltare di filosofia e questo mi sta creando diversi problemi nello scrivere, perché non so più quello in cui credo.

Scrivo allora per il me del futuro e non per quello presente, così da non dimenticare l’adesso del quale sto scrivendo.

Mi sarebbe davvero piaciuto sapere cosa pensasse il giovane me, durante tutti i compleanni passati, ma non ho mai tenuto un diario.

So che qualsiasi idea è, per ora, transitoria e che può cambiare in poco tempo.

Potreste trovare allora senza senso pubblicare questo scritto… ma non è così, devo confrontarmi con il mondo per potermi mettere ulteriormente in discussione.

Fidatevi, non è facile rappresentare qualcosa che è in divenire ed io sono nel pieno dell’entusiasmo conoscitivo. Quello che ho scritto in questo testo rappresenta probabilmente solo il concetto stesso di divenire, piuttosto che quello che penso.

Rappresento con i pensieri l’astratta direzione che la ragione al momento mi dice di seguire, inconsapevole però delle conseguenze che queste decisioni anti-superficialità possano portare.

D’altronde, può in prospettiva diventare un problema porsi troppe domande, perché il tempo per rispondere ad esse non c’è, perché una volta raggiunto il luogo indicato dal cartello direzionale, cambieranno le scritte sopra di esso, ma anche perché le mie capacità, così come i talenti, ci sono, ma sono limitate.

Oggi è il mio compleanno ed è diverso da tutti quelli del passato, perché io sono diverso. L’ultimo anno ha certamente accelerato il processo, ed è stato bellissimo, perché, pur essendo mancata molto la carnale felicità precaria, ho notato la nascita di quella duratura.

Ma non sono arrivato fin qui, felice al mio compleanno, lamentandomi dei ventisei anni dal nulla, è stato un processo, che sono sicuro mi porterà tra 365giorni ad essere ancora più illuso, confuso e felice.

Accetto di non sapere, accetto di essere sempre in viaggio e accetto di sbagliare per poter diventare me stesso.

Auguri a me.

LN 02-04-21

2THOUSand18 auguri dalla LittlesNation

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2HOUSand18

Da Varese a Jesi passando per le vacanze tra il mare ligure, la montagne trentine e il matrimonio dei Venucci, poi Piacenza e in un attimo è già passato un anno pieno di vita e soddisfazioni. Nuove amicizie, nuove rivalità, tante emozioni e alcune delusioni hanno reso stimolante ogni mai banale giorno. L’età mi ha obbligato a timbrare con gioia ogni giorno il cartellino ed entrare nel processo di crescita caratteriale e di conoscenze. Per chi mi vive da più tempo è meno difficile notare quanto io desideri mantenermi in continua metamorfosi: smussando alcuni angoli un po’ appuntiti pur mantenendone affilati altri intoccabili.

Il lavoro mi ha permesso di incontrare persone nuove, di farmi conoscere in giro per l’Italia come giocatore ma soprattutto come uomo; ho cercato di essere di esempio per i più piccoli ma non solo; ho cercato di captare consigli utili dai più grandi ma non solo.

La sensibilità mi ha portato alcune volte ad essere in bilico tra gioia e dolore, ma fortunatamente mai indifferente verso il mondo che mi circonda. Non riesco ad essere troppo egoista, anche se forse sotto alcuni aspetti ne avrei potuto trarre beneficio. Non riesco ad essere troppo altruista perché l’ambizione è tanta, perché l’io in alcuni casi è giusto metterlo davanti, perché per essere di aiuto devo resistere a tutto, tornando a casa, nel mio Mondo ignorando gli attacchi del mondo.

Avrei potuto scrivere, imparare, studiare e leggere di più, mi sarei potuto divertire di più,, avrei potuto viaggiare di più, cercare un relazione seria, vivere maggiormente il presente, essere più utile per il prossimo ma la verità è che nonostante tutto non mi sono mai tradito, sono stato sempre me stesso in ogni situazione, forse troppo buono, forse certe volte un po’ noioso altre troppo ironico ma alla fine cosa conta veramente?

Conta che mi ritrovo davanti allo specchio con gli occhi aperti e rido perchè vivo e sono felice, perché nonostante manchi qualcosa so che la mia vita sarà poesia e non prosa.

Sperando che il prossimo anno sia bello almeno quanto questo 2018.

Auguri dalla #LittlesNation

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